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12|12|19 + 22|01|20 | TOO HIGH TO DIE – Il Grunge

In onda l’11 dicembre e il 22 gennaio dalle 17 alle 18 su FANGO RADIO

La playlist non nasce con un intento di creare un contenitore di musica un po’ mescolata dentro a caso, magari prediligendo la vocazione “radiofonica” che alcuni pezzi, innegabilmente, si portano appresso. Che tale scelta sia più o meno consapevole e voluta o forzata e imposta poco importa, che oramai la storia ce li ha consegnati così.

Invece si vuole tentare di darle un senso, come a un racconto progressivo, prendendo esempio anche da altre forme di narrazione già tentate in precedenza, con il grunge.

Potrebbe quindi essere divertente guardarsi l’iconico documentario Hype! Guarda il documentario completo o leggersi il libro di Greg Prato Grunge is dead , da cui si è tratto parziale ispirazione: il racconto del genere dalla nascita alla conclusione, in un vortice che prendeva sempre più potenza spinto dalle distorsioni, dalle urla e dalla disperazione, fino al naturale sgonfiarsi finale; e non solo per quel colpo di fucile.

Ne ho parlato recentemente su quanto il genere possa essere stato sottovalutato e quanto poco sia rimasto, dopo tutto; dall’altro canto c’è chi lo ritiene sopravvalutato. Forse è semplicemente irripetibile e legato a un contesto sia geografico che culturale, che non ha modo di replicarsi da altre parti. E tra i cui interpreti si annoverano alcune tra le voci più belle, potenti, particolari, profonde e emozionali degli ultimi trent’anni.

Nonostante il grunge abbia avuto una notevole influenza e sia a tutti gli effetti un “genere musicale” nella più ampia accezione del termine, non pare essere stato in grado di passare il testimone a nessuno. E’ come rimasto congelato al freddo delle latitudini del nordovest americano. I gruppi che a fine anni novanta hanno provato a suonare grunge sono stati bollati come copioni, approfittatori e parassiti. A suonare musica grunge pare si faccia un torto a qualcuno; è difficile trovare qualcuno che si autodefinisce “grunge”. E’ un’etichetta ingombrante, par quasi di essere forzatamente accomunati a qualcosa del quale non si è degni di poter appartenere e del quale non si hanno i requisiti per poterne rivendicare anche solo un piccolo pezzettino. Si preferisce alternative, alt-rock o l’ormai orribile indie. Non come il punk e il metal dalla cui fusione il grunge ha cominciato ad assumere una sua caratterizzazione fin dai primi anni ottanta, mischiandoli con i suoni più garage degli anni 60.

Seattle è la città natale di Jimy Hendrix  . E dei Sonics , tra i migliori esponenti di quel garage protopunk che si faceva largo negli anni sessanta.

Negli anni ottanta la downtown di Seattle era territorio su cui bazzicavano sia i punk che i metallari; ovvi erano gli scontri ma anche le contaminazioni tra i due mondi. Questa sorta di influenza

 reciproca fu un elemento fondante delle basi del tipo di musica che si stava sviluppando. Il mondo alternativo, per tutta risposta, era molto attivo, Sonic Youth, Pixies, Scratch Acid e Flipper , con frequenti puntate del mondo punk e hardcore (D.O.A., The Fartz); ecco cosa si ascoltava a Seattle negli ambienti frequentati dai figli dei taglialegna, che non avevano voglia di finire la propria vita dentro una segheria.

Tra i primi gruppi a incidere ci furono gli U-Men, che parteciparono alla seminale compilation Deep Six (1986) , che vede prestare il proprio contributo – tra gli altri – da Soundgarden, Melvins e Green River . Gli U-Men furono tra quelli che sparirono, come i Ten Minute Warning , il cui bassista era uno che si chiama Duff McKagan. Lui decise di averne abbastanza di Seattle dove non combinava niente, e decise di andare a Los Angeles dove finì in un altro gruppo. Alla fine hanno vinto tutti.

Anche se dall’apparenza glam a causa della fissazione giovanile di Landrew a travestirsi – perché era da sempre un istrione – i Malfunkshun erano poderosi e piuttosto noise. Landrew arriverà a diventare il cantante dei Mother Love Bone ma non arriverà a vedere l’uscita del primo disco, a causa della morte per overdose avvenuta a lavori ormai ultimati.

Lui fu il primo morto illustre di un certo rilievo, Seattle prenderà poi la triste abitudine a dover periodicamente fare i conti con il lutto, in un elenco che, oltre ai nomi noti, comprende Mia Zapata, al cui orribile delitto (fu stuprata e uccisa) fece seguito una compilation  i cui proventi andarono a supporto delle associazioni in difesa dei diritti delle donne, il poeta Steven J. Bernstein  e innumerevoli altri in un tragico susseguirsi che ha pochi esempi simili nelle altre scene.

Gli Wipers invece erano originali di Portland ma il cantante Greg Sage è considerato una sorta di padrino, come anche Neil Young. Agli Wipers sarà dedicata una raccolta che vedrà anche la partecipazione di Nirvana e Hole  ; i Melvins, anni dopo, avrebbero inserito la cover di Youth Of America nel loro Electroretard.

La Sub Pop, storica etichetta discografica, comincia ad avere attività di un certi rilievo nella scena nel 1986, anno della pubblicazione di Sub Pop 100, a cui fa seguito la trave portante Sub Pop 200 , con la primissima uscita dei Nirvana, Spank Thru.

Intanto a Seattle i gruppi si formavano, si scioglievano, si amalgamavano, si passavano membri, si andavano a vedere tra di loro e si coverizzavano a vicenda: Mark Arm canta nei Mudhoney e nei Green River, che a loro volta annoverano membri dei futuri Pearl Jam e Temple of the Dog, i Meat Puppets suoneranno nell’Unplugged dei Nirvana – una pietra miliare – mentre i Melvins avranno nel tempo miriadi di collaborazioni (Mike Patton, Man Of Porn, Jello Biafra, Crystal Fairy, ecc.), si faranno produrre un album da Cobain (Houdini, nel quale suona in Sky Pup) e diventeranno uno dei gruppi più prolifici della scena. I (o le? Non l’ho mai capito…) Fastbacks rifaranno Swallow My Pride dei Green River, i Mudhoney coverizzano Halloween dei Sonic Youth e suoneranno insieme ai Nirvana, si vocifera di un supergruppo tra Screaming Trees e Nirvana ma poi non se ne fa di nulla.

I futuri Pearl Jam, o meglio ciò che rimaneva dei Mother Love Bone dopo la morte di Andy Wood, e i Soundgarden comporranno e registreranno un album meraviglioso, semplicemente da avere sia se si desidera approfondire, che se si sia fan. Cornell era “room-mate” di Wood, quindi decise di celebrarlo usando ciò che sapeva fare meglio, e dette innegabilmente il meglio di sé stesso, congiuntamente a tutti gli altri.

Temple Of The Dog – Hunger Strike (Official Music Video)

Si accesero quindi i riflettori, Cameron Crowe decide di ambientare il suo film Singles” a Seattle , mettendo la scena musicale come insistente sottofondo scenografico. La carica è suonata dai 4 gruppi principali (per vendite e seguito) Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam , Alice in Chains.

Dietro di loro si muove tutto un sottobosco di gruppi che continuano la loro corsa non come comprimari ma come protagonisti, e soprattutto tante, tantissime ragazze, arrabbiate, decise e consce di poter fare e dire qualcosa: Kathleen Hanna (Bikini Kill) balla nel video di Bull In The Heather dei Sonic Youth . Shitlist delle L7 è la canzone che contorna la prima scena di Natural Born Killers. E poi i promettenti The Slits della già citata Mia Zapata, la furia delle Babes In Toyland e le invettive sociali delle Bratmobile, in prima linea sul fronte di un femminismo intriso di rock, uno dei più efficaci fra i mezzi pacifici in grado di abbattere i muri.

Fino ai sottovalutati, o quelli che stavano più in ombra, come i Flop, i Love Battery e i Truly, ma anche gli stessi Screaming Trees di Lanegan, il quale continuerà la carriera dopo lo scioglimento del gruppo sia come solista, che come collaboratore (Queens of the Stone Age, Melissa Auf Der Maur). E poi Dead Moon, Blood Circus, Girl Trouble, Seaweed, Beat Happening di Calvin Johnson, il fondatore della K-Records  , gli Earth di Dylan Carlson (l’amico di Cobain che gli comprò il fucile) , i Gas Huffer.

Sull’onda, ovviamente, le case discografica fecero a gara per mettere sotto contratto tutto ciò che poteva ssomigliare o essere accomunato al grunge; tra roba effettivamente di poco conto (Creed, Puddle of Mud…), spiccano gli Stone Temple Pilots di Scott Weiland, una sorta di Iggy Pop degli anni novanta, con una tempra però leggermente meno tenace, i Dinosaur Jr e, in Europa, vale la pena di nominare gli inglesi Bush, il cui disco d’esordio Sixteen Stone se fosse uscito nei dintorni di Seattle nel 91 adesso sarebbe nell’alveo degli album migliori della scena.

L’ultimo sussulto degno di nota fu l’ultima canzone che gli Alice In Chains fecero uscire con Layne Staley alla voce, prima che anche lui ci lasciasse (1999): Get Born Again, un saluto, un monito, una premonizione .

Anche Hype finisce con Dark Corner Of The World degli Young Fresh Fellows (in cui milita Kurt Bloch, già chitarrista con The Fastbacks): pareva giusto fare lo stesso, e come sigla finale ci sta bene poi, perché ha l’aria dell’inno, della celebrazione positiva, del pollice alzato.

E’ vero, mancano i Mad Season, il gruppo nato dalla fusione tra Pearl Jam e Alice In Chains che ha regalato un album intenso, emozionale e profondo. E questo perché ritengo che alcune cose è forse giusto godersele anche con altri mezzi, in questo caso il video.

Al minuto 4:51 il sassofonista intona il leitmotiv di ”Come As You Are” dei Nirvana.

Prima parte

CONTESTO

  1. Jimi Hendrix: Crosstown Traffic
  2. The Sonics: Cinderella
  3. Sonic Youth: Tuff Gnarl
  4. Pixies: Isla De Encando
  5. Scratch Acid: El Espectro
  6. Flipper: Way of the World

ESORDI

  1. D.O.A.: D.O.A.
  2. The Fartz: Hero’s (CUM Home In Boxes)
  3. Wipers: Return of the Rat
  4. U-Men: Juice Party
  5. Malfunkshun: With Yo Heart Not Yo Hands
  6. Ten Minutes Warning: Buried

I PADRI NOBILI

  1. Tad: Wired God
  2. Meat Puppets: Violet Eyes
  3. Fastbacks: Going To The Moon
  4. Green River: Swallow My Pride
  5. Melvins: Lizzy
  6. Mudhoney: You Got It (Keep It Outta My Face)
  7. Screaming Trees: Julie Paradise
  8. Mother Love Bone: Stardog Champion

Seconda  parte

L’ESPLOSIONE

RIOT GRRRLS

HYPE

LEZIONE IMPARATA

CONCLUSIONE

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