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13|11|19 – “SENTIRE HARMONIAM” 

In onda il 13 novembre dalle 16 alle 17 su Fango Radio “SENTIRE HARMONIAM” 

Clicca ed entra sul sito per ascoltare.

Guida all’ascolto:
Conosciamo tutti perfettamente, a nostro modo e seguendo le nostre preferenze, i generi
musicali. La musica la sappiamo individuare e comparare per categorie e sottocategorie, decorsi storici e politici, assonanze e dissonanze. Ha caratterizzato consciamente o meno parte della nostra vita: dalle melodie dei nostri carillon di neonati, ai nostri saggi scolastici, dalle colonne sonore dei film che abbiamo visto, o dal semplice stare sul bus ascoltando la radio mischiata ai brusii delle persone, fino ad arrivare, in certi casi, ad essere noi stessi a comporla e manipolarla. Si potrebbe però provare a fare un passo indietro rispetto alla conoscenza empirica e dare parola all’orecchio, al sentire, al percepire la musica in maniera più viscerale, nell’essenzialità del suo essere.

In questa selezione ho raccolto una serie di brani che non sono solo a primo ascolto legati da una comunanza di assonanze o appartenenza di genere, ma sono più che altro rappresentativi di una realtà, di un modus vivendi, di un sentire che è per lo più tipico degli stati del nord europa e della zona scandinava.

Importantissime sono le influenze, sonore, visive e vitali che sono attorno a noi rispetto a dove cresciamo e dove mettiamo le radici della persona che saremo, del musicista che saremo. In questo viaggio sonoro troviamo l’assenza di molte ore di sole che non portano per coercizione alla depressione o alla tristezza ma ad un senso di sentire nostalgico e malinconicamente vitale. Per conoscere la vita bisogna passare inesorabilmente dalla morte.

Quando l’esistenza è vissuta a pieno se ne percepiscono tutti gli elementi in risonanza, in eco, nelle nostre vite e di conseguenza, come musicisti, nei nostri suoni. Sto parlando di chitarre di chiara ispirazione dark wave, di synth analogici, di drum machine, di strings avvolgenti e di suoni arcade sapientemente riproposti. Beh, fino a qua niente di innovativo giusto? Li consociamo tutti abbondantemente i The Cure. Questa crepuscolarità nordica però, proprio per la sua percezione totalitariamente vitale, riserva e aggiunge ad una tradizione volutamente 80’s una componente di modernità e sperimentalità elettronica importante: campionature di suoni arcade e naturali, distorsioni elettriche, metriche terzinate, suoni minimali, estremi contrasti tra frequenze alte e basse in sapiente convivenza. Si indaga la modernità passando attraverso il conosciuto, si riproducono i suoni delicati della natura in vibrazioni e tensioni che raggiungono le parti più profonde del nostro essere. Condiscono il tutto una serie di distorsioni e sovrapposizioni vocali in large room, voci eteree, quasi come il vento che spira in mezzo alle folte e rigogliose foreste nordiche mescolate eccellentemente ad una fredda modernità fatta di suoni minimali che rendono onore a quell’ultima goccia d’acqua che esala il suo ultimo ritocco dal distributore, dopo un’estenuante giornata di lavoro, rimbombando magistralmente negli uffici vuoti.
I silenzi e i vuoti musicali diventano perfetti sposi di un chiassoso e allo stesso tempo silenzioso vivere. Tutto è ovattato come il suono di un paesaggio innevato, tutto è fluido come lo scorrere dei ridenti fiumi del nord, tutto è metodico come il costante ritmo della città.
L’estrema modernità unita all’atavica naturalità. Siamo nel tutto e in tutto, con nostalgico distacco e consapevole calore, in uno stato di “sentire harmoniam” che si estende nella vastità dell’essenza del suono.

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